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Tracciolino 28 febbraio PDF Stampa E-mail
Scritto da Leonardo   
Lunedì 22 Marzo 2010 00:00

Esperienza ed emozioni di un neofita “vecchio”.

Arrivati a Pregasina, alle 9,30, con cielo biso ma non brutto, partiamo in due gruppi, uno capitanato da Marcello e le sue donne in giro per il Nodice e l’altro  guidato da Bruno giù per la vecchia stradina fino all’attacco del Tracciolino da nord; il motivo espresso da Bruno è che, in questo modo, chi non è, come me, tanto attrezzato psicologicamente, ha il tempo di adattarsi alle emozioni agli equilibri e alle difficoltà  e  i tre punti critici sono in progressione di difficoltà.

Sono un po’ perplesso: Marcello era assolutamente tranquillo ( Eh cosa vuto che sia, ala peso te tiremo su!) Bruno, abbastanza tranquillizzante, Davide un po’ meno !

All’inizio ci protegge una gran rete paramassi e si parte in tre cordate la prima con Bruno, il sottoscritto, Alessandro (14 anni ) e suo babbo Paolo, la seconda con Cristina, Linda (14 anni), Simonetta e Davide, la terza con Poldo, Carla, Lolli , Renato ed Emilio.

Si parte bene, (io vestito con imbrago, rinvii e moschettoni del “Toni”), applicando le regole e la tecnica esposte da Bruno il giovedi precedente in sede e delle quali non avevo capito quasi nulla, non avendo assolutamente esperienza in questo settore, dopo poco tempo, sul vero campo, tutto diventa più chiaro e comprensibile.

Il percorso si presenta semplice, appassionante, con viste incantevoli e assolutamente inconsuete (le fotografie viste non rendono giustizia), non c’è vertigine, e la corda dà sicurezza.

Dopo circa un’ora, seguendo le sinuosità della conformazione rocciosa, si arriva ad una gola dove il sentiero finisce, scompare, c’è solo una corda tesa per una lunghezza di circa 5 metri, e giù…. niente fino al lago! Bruno mi fa vedere, con una sconcertante naturalezza, due rinvii, per superare un chiodo intermedio e, andando tranquillamente con l’agilità che gli è propria, mi dice: adesso passa tu !

Io, pressato da Alessandro.. 14 anni, parto, il mio cuore tambureggia un poco tanto, le gambe roteano e finalmente si aggrappano ad uno spuntone, metto le sicurezze e passo….!

E’ andata, ma che sforzo e che emozione ! Non avevo, mai in vita, eseguito un passaggio così.

Proseguiamo, sempre camminando sul sentiero con quella particolare e caratteristica sezione a “C” con tetto talvolta basso; quante volte ho battuto la testa, per fortuna c’era il casco, che, all’inizio, mi sembrava un po’ superfluo!

Eccoci quindi al secondo punto critico: lo stacco adesso è in verticale, circa tre metri, c’è una scaletta in acciaio quasi… quasi fissa, però certamente meglio di quella fune mobile attrezzata con due scalini ancora lì a testimanianza delle vecchie fatiche.

Mi lancio…. fatico a prendere lo scalino e tenerlo fermo per agganciarmi, le braccia non tengono, mi scoraggio e penso di non farcela, per fortuna c’è Bruno che mi rassicura e mi impone di riposarmi, di abbandonarmi all’imbrago, aspettare un momento e riprendere forza soprattutto psicologica.

Funziona. Ho imparato ad abbandonarmi nell’imbrago ( non facile per essere la prima volta) e, con un po’ di forza e di coraggio in più, mi aggancio e scendo e, poi, di nuovo via….il sentiero continua, io con sguardi sempre più audaci verso il basso a scrutare la strada laggiù con la sensazione di essere sicuro e  infallibile ed in più, allegro, per aver superato prove abbastanza forti ! Si arriva quindi al terzo ed ultimo ostacolo: è in orizzontale, ma è anche più lungo, circa 7/8 metri, sotto ai quali c’è il nulla… e poi, laggiù, lontana, la strada accanto al lago, circa 400 mt più in basso! E qui la cosa si fa veramente critica; parto in forza, ma fatico ad agganciarmi con  le mie sicurezze, in più non c’è Bruno a consigliarmi, mi devo arrangiare, mi scoraggio, mi mollo, mi abbandono all’imbrago, mi assesto il cervello, mi calmo, ritento ma le braccia non servono, il cuore è a mille, forse non regge…. allora con un ultimo sforzo mi lancio ad abbracciare il cavo che tengo stretto sotto l’ascella e così trovo finalmente l’opportunità e le forze per attaccare tutte le sicurezze, sorpassare il chiodo e proseguire, trovo alla fine anche lo spuntone di roccia che mi sostiene e passo !!…E’ fatta.

E la Cristina e il Poldo a riprendere la drammatica scena con sorriso sarcastico….

La Carla, che sentivo a me vicina nell’impresa, all’inizio sembra abbia un po’ piagnucolato, ma poi è passata di un balzo. Brava!

Da qui in poi è stata una passeggiata tranquilla e abbastanza veloce con pochi rivii e, in poco tempo, siamo sopra il tetto dell’albergo.

Raggiungiamo, dopo una prima ripida salitina, il traliccio dove ci fermiamo per uno spuntino, e poi, ancora su, all’attacco della seconda salita durissima fino alla forcella dove arriviamo un po’ sfiancati, ma contenti a ridosso del parcheggio.

Sosta, abbonamenti alla FIAB, conteggio e divisione dei materiali, arrivo alle auto, sbrisolona e vino di Ago e poi a casa, con le braccia dure, le gambe un pù rigide, ma contenti.

Io, proprio contento, qui, oggi, con le braccia sempre dure, ringrazio soprattutto Bruno, bravissimo e tutti.

Alla prossima!

Leonardo

Ultimo aggiornamento Lunedì 29 Marzo 2010 19:50